sommario

NELL’ANTICHITA’

LA VIA EMILIA E I SARACENI

ORSARA: LE ORIGINI

IL GRANDE NEMUS

LA PRIMA NOTIZIA SCRITTA

ANNO 950: LA MARCA ALERAMICA

IL FEUDO DI ORSARA

I MALASPINA

I CONTI  LODRONE

I FERRARI CONTI DI ORSARA E MARCHESI DI CASTELNUOVO


NELL’ANTICHITA’

La nostra zona, nell’antichità, come è noto, era popolata dai Liguri ed in particolare dalla tribù degli Statielli che avevano fondato la città di Acqae Statiellorum (Acqui). Tito Livio nelle sue “storie” ci dice di loro che erano “ tenaci e forti”. Abitavano luoghi montuosi  ed aspri dei quali era difficile impadronirsi e dai quali era altrettanto difficile scacciare i nemici; la regione presentava passi ardui e insidiosi ed in più , il nemico, leggero e veloce, era così imprevedibile che non lasciava  mai quiete e sicurezza”.

Nel 179 a.C. il Console Romano Marco Pompilio  Lenate attacco i Liguri e sconfisse gli Statielli in una battaglia durata sei ore: rimasero sul campo 10.000 Statielli e 3000 romani. Dopo questa battaglia, a cui seguì un ulteriore massacro di altri 6.000 Statielli, gli storici romani non parlano più di questo popolo; è pertanto da supporre che il territorio sia stato ripopolato con altre genti fedeli a Roma.

 

LA VIA EMILIA E I SARACENI

Nell’anno 106 a.C. viene costruita la via Emilia, importante collegamento tra Dhertona (Tortona) e Vada Sabatia (Vado Ligure). Il tratto della strada romana che interessa la nostra zona lambiva Sezzadio, Rivalta, Strevi, Acqui. Fu una infrastruttura di grande importanza economica che favorì da un lato lo sviluppo del commercio tra il savonese e l’entroterra piemontese, dall’altro, nei secoli successivi, costituì una facile via di penetrazione dei Saraceni che a più riprese saccheggiarono le nostre terre, seminando morte e distruzione. L’incursione avvenuta nel 933 fu particolarmente funesta per Acqui e tutto l’acquese. La tradizione locale ricorda che i feroci maomettani furono vinti dai Rivaltesi in una memorabile battaglia svoltasi nel prato della “Moglietta”, sitauato a circa un centinaio di metri a nord del paese di Rivalta.

Le Repubbliche marinare di Genova e Pisa ci liberarono da questo flagello, sospingendo le rotte dei Saraceni sempre più verso il Mediterraneo meridionale.

 

ORSARA: LE ORIGINI

A quale periodo si può far risalire la nascita di Orsara? Quali furono i primi abitatori della nosra terra? E’ impossibile dare una risposta a queste domande. In assenza di documenti scritti, si possono solo avanzare delle ipotesi, che non hanno però l’avvallo della storia.

Innanzi tutto il nome “Ursaria” parrebbe significare “terra degli orsi”. La tesi è suffragata anche dal fatto che il feroce plantigrado in passato popolava le nostre contrade e che il territorio di Orsara, ricco di grotte e anfratti naturali, scavati nel tufo e nella roccia, costituiva un abitat naturale per tali animali.

Orsara comunque è stata ritenuta in passato anche non recente uno dei nuclei abitati più antichi della zona. Frà Jacopo d’Acqui nella sua opera “Chronica imaginis mundi” riporta la famosa leggenda dei dieci fratelli orsaresi dei quali “tre sobri” e “sette ebbri”. Partirono da Orsara: i tre sobri si diressero verso oriente e fondarono Trisobbio; i sette ebbri si diressero verso occidente e fondarono Septembrium (Strevi). Certo, è solo una leggenda. Essa però ci dimostra non solo che Orsara era ritenuta uno dei paesi più antichi della zona, ma anche che l’ottimo vino prodotto già allora dalla nostra terra era in grado di dare l’ebbrezza.

Non ci è dato sapere se al tempo della conquista del nostro territorio da parte dei romani (179 a.C.), esistesse gia un nucleo abitato. Appare comunque molto probabile che, se Orsara non preesisteva alla costruzione della via Emilia, sia sorta subito dopo l’apertura della strada nella pianura sottostante. Infatti l’altura, dove sarebbe sorta la torre e successivamente il castello, era un punto strategico di grande importanza che permetteva il controllo di tale strada da Sezzadio a Acqui.

 

IL GRANDE NEMUS

Sappiamo che da tempo immemorabile e fino verso l’anno 1000, l’area che si estende dal litorale savonese alle sponde del Tanaro (comprendente anche il nostro territorio) era ricoperta da una immensa ed ininterrotta foresta solcata da torrenti e percorsa da impervie mulattiere. Era il famoso “grande nemus” che si trova più volte citato in documenti del medioevo.

Solo nei secoli successivi il grande nemus lascerà il posto a campi, prati, orti e, soprattutto a vigneti, che erano già abbastanza estesi nel 1200.

 

LA PRIMA NOTIZIA SCRITTA

Per trovare la prima notizia certa di Orsara dobbiamo arrivare al 1155 quando papa Adriano IV, in un documento, conferma al capitolo acquese “quod habetis in Ursaria vel Ripalta”. Và però rilevato che il Dionisotti fa risalire la prima notizia sull’esistenza di Orsara al 1014: in un diploma di Arrigo I fra le terre donate dall’aleramico Ugone al monastero di Fruttuaria, si nominano i beni posseduti in Orsingo (Orsara Bormida secondo il Dionisotti) e Maleria (Molare).

 

ANNO 950: LA MARCA ALERAMICA

La Marca Aleramica fu istituita da Berengario II re del Regno Italico, nell’anno 950, assieme alle altre due Marche, la Arduinica e la Orbetenga, per tutelare i confini del suo regno.

La marca Arduinica (o di Torino) si estendeva dal territorio piemontese (alto Piemonte) fino a Ventimiglia.

La marca Orbetenga (o di Genova) partiva dalla Lombardia e comprendeva Tortona, Genova, e la Ludigiana.

La Marca Aleramica (o di Savona) partiva dal Po, comprendeva tutto il Monferrato e giungeva, fino alla fasci costiera compresa tra Savona e Albenga.

Le tre Marche, attigue, dislocate ai margini del Regno Italico, presero il nome dai tre capostipiti Ardoino, Oberto, Aleramo ed erano, a loro volta, suddivise in più Comitati.

Va innanzitutto precisato, che la Marca Aleramica fù suddivisa in tre Comitati: quello di Vado-Savona, quello di Acqui, quello del Monferrato. Orsara apparteneva a quest’ultimo Comitato; le sue vicende storiche sono quindi strettamente legate alle sorti dei potenti Marchesi del Monferrato.

 

IL FEUDO DI ORSARA

Il Saletta, storico del settecento, produsse una monumentale rassegna manoscritta di tutti i paesi appartenenti al Marchesato del Monferrato. La descrizione di Orsara inizia nel seguente modo:”Nelle parti di Monferrato, oltre Tanaro, vi è la terra dell’Orsara tra li confini di Riualta, Streui, Morsasco, Montaldo e Castelnuovo. Era questo luogo dell’Orsara uno di quei feudi che anticamente li Marchesi Malaspina riconoscevano dall’alto dominio e superiorità di Monferrato nelli modi e forme di Morsasco, Grognardo e Cavatore e che dopo ne fù investita la famiglia de li Conte Lodrone”.

I Malaspina, probababilmente, non furono i primi signori di Orsara. Infatti nella biografia di San Guido (vescovo di Acqui dal 1034 al 1070), scritta dal Calceato nel secolo XII, si legge che Guido, nobile di Melazzo, divenuto Vescovo, donò alla sua chiesa molti beni e feudi, appartenenti alla sua famiglia. Tra questi ultimi, troviamo Orsara.

 

I MALASPINA

I marchesi Malaspina, (potente famiglia di origine genovese, già signori della Lunigiana), furono feudatari di Orsara. Vennero ricordati con riconoscenza da Dante, nella Divina Commedia, per l’ospitalità che gli diedero durante il suo esilio. Il primo Marchese malaspina che resse il feudo di Orsara fu Federico del quale non si conoscono con esattezza né la data di nascita, né quella di morte, che avvenne sicuramente poco prima del 1266.

 

I CONTI  LODRONE

Il colonnello Giovanni Battista di Lodrone, originario del Tirolo, nato intorno al 1485 da nobile famiglia, avviato giovanissimo alla carriera delle armi, fu comandante di parecchie compagnie di Alemanni. Nel 1522 accorse in difesa di Alessandria attaccata dai Francesi e, forte del suo esercito formato da 2000 Lanzichenecchi e altrettanti soldati Italiani, partecipò a numerose altre imprese militari al servizio dell’imperatore Carlo V e poi di suo figlio Massimiliano II.

Prima di parlare dei Conti Ferrari, ci pare opportuno fermarci sul fatto di sangue avvenuto nella masseria “La Lodrona”.

L’illustre storico acquese dell’ottocento Guido Biorci, a proposito dell’accaduto, scrisse: “… un marchese Lodrone, signore di Orsara…. fu trucidato alla cassina Lodrona dai suoi stessi sudditi stanchi dei suoi eccessi; sorte che toccò pur anche ad altri prepotenti suoi pari.”

Il Biorci diede credito alla tradizione orale locale, che vuole il Conte ucciso a colpi di zappa dagli Orsaresi, stanchi delle sue inquità e sepolto sotto un mucchio di sassi. Altri scrissero che il Lodrone fu trucidato per le sue  “oscenità e nefandezze” adombrando l’ipotesi di una rivolta popolare contro lo Ius primae noctis esercitato dal feudatario.

In effetti, dunque, un Giovanni Battista Lodrone morì di morte violenta alla Lodrona il 28 gennaio 1621, trafitto da 15 coltellate; gli esecutori del delitto sono ignoti. E’ certo però, che l’omicidio non fu opera dei contadini orsaresi, in quanto la discendenza legittima si era estinta nel 1597 e dal 1598 nuovi signori di Orsara erano i conti Ferrari.

 

I FERRARI CONTI DI ORSARA E MARCHESI DI CASTELNUOVO

I conti Ferrari saranno gli ultimi signori di Orsara. Ottennero l’investitura nel 1598, la mantennero fino alla fine del feudalesimo, rimasero proprietari del castello fino al 1922, dopo di che, venne venduto al marchese Cesare Staglieno, patrizio genovese. Gli Staglieno lo cedettero ai Capo, provenienti dall’Argentina. Gli attuali proprietari, i Remondini, lo acquistarono da questi ultimi nel 1951.  Il castello è tuttora abitato ed è possibile visitarlo.