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sommarioI
FERRARI CONTI DI ORSARA E MARCHESI DI CASTELNUOVO La nostra zona, nell’antichità,
come è noto, era popolata dai Liguri ed in particolare dalla tribù
degli Statielli che avevano fondato la città di Acqae Statiellorum (Acqui).
Tito Livio nelle sue “storie” ci dice di loro che erano “ tenaci e
forti”. Abitavano luoghi montuosi
ed aspri dei quali era difficile impadronirsi e dai quali era
altrettanto difficile scacciare i nemici; la regione presentava passi
ardui e insidiosi ed in più , il nemico, leggero e veloce, era così
imprevedibile che non lasciava mai
quiete e sicurezza”. Nel 179 a.C. il Console Romano
Marco Pompilio Lenate
attacco i Liguri e sconfisse gli Statielli in una battaglia durata sei
ore: rimasero sul campo 10.000 Statielli e 3000 romani. Dopo questa
battaglia, a cui seguì un ulteriore massacro di altri 6.000 Statielli,
gli storici romani non parlano più di questo popolo; è pertanto da
supporre che il territorio sia stato ripopolato con altre genti fedeli a
Roma. Nell’anno 106 a.C. viene
costruita la via Emilia, importante collegamento tra Dhertona (Tortona)
e Vada Sabatia (Vado Ligure). Il tratto della strada romana che
interessa la nostra zona lambiva Sezzadio, Rivalta, Strevi, Acqui. Fu
una infrastruttura di grande importanza economica che favorì da un lato
lo sviluppo del commercio tra il savonese e l’entroterra piemontese,
dall’altro, nei secoli successivi, costituì una facile via di
penetrazione dei Saraceni che a più riprese saccheggiarono le nostre
terre, seminando morte e distruzione. L’incursione avvenuta nel 933 fu
particolarmente funesta per Acqui e tutto l’acquese. La tradizione
locale ricorda che i feroci maomettani furono vinti dai Rivaltesi in una
memorabile battaglia svoltasi nel prato della “Moglietta”, sitauato
a circa un centinaio di metri a nord del paese di Rivalta. Le Repubbliche marinare di
Genova e Pisa ci liberarono da questo flagello, sospingendo le rotte dei
Saraceni sempre più verso il Mediterraneo meridionale. A quale periodo si può far
risalire la nascita di Orsara? Quali furono i primi abitatori della
nosra terra? E’ impossibile dare una risposta a queste domande. In
assenza di documenti scritti, si possono solo avanzare delle ipotesi,
che non hanno però l’avvallo della storia. Innanzi tutto il nome
“Ursaria” parrebbe significare “terra degli orsi”. La tesi è
suffragata anche dal fatto che il feroce plantigrado in passato popolava
le nostre contrade e che il territorio di Orsara, ricco di grotte e
anfratti naturali, scavati nel tufo e nella roccia, costituiva un abitat
naturale per tali animali. Orsara comunque è stata
ritenuta in passato anche non recente uno dei nuclei abitati più
antichi della zona. Frà Jacopo d’Acqui nella sua opera “Chronica
imaginis mundi” riporta la famosa leggenda dei dieci fratelli orsaresi
dei quali “tre sobri” e “sette ebbri”. Partirono da Orsara: i
tre sobri si diressero verso oriente e fondarono Trisobbio; i sette
ebbri si diressero verso occidente e fondarono Septembrium (Strevi).
Certo, è solo una leggenda. Essa però ci dimostra non solo che Orsara
era ritenuta uno dei paesi più antichi della zona, ma anche che
l’ottimo vino prodotto già allora dalla nostra terra era in grado di
dare l’ebbrezza. Non ci è dato sapere se al
tempo della conquista del nostro territorio da parte dei romani (179
a.C.), esistesse gia un nucleo abitato. Appare comunque molto probabile
che, se Orsara non preesisteva alla costruzione della via Emilia, sia
sorta subito dopo l’apertura della strada nella pianura sottostante.
Infatti l’altura, dove sarebbe sorta la torre e successivamente il
castello, era un punto strategico di grande importanza che permetteva il
controllo di tale strada da Sezzadio a Acqui. Sappiamo che da tempo
immemorabile e fino verso l’anno 1000, l’area che si estende dal
litorale savonese alle sponde del Tanaro (comprendente anche il nostro
territorio) era ricoperta da una immensa ed ininterrotta foresta solcata
da torrenti e percorsa da impervie mulattiere. Era il famoso “grande
nemus” che si trova più volte citato in documenti del medioevo. Solo nei secoli successivi il
grande nemus lascerà il posto a campi, prati, orti e, soprattutto a
vigneti, che erano già abbastanza estesi nel 1200. Per trovare la prima notizia
certa di Orsara dobbiamo arrivare al 1155 quando papa Adriano IV, in un
documento, conferma al capitolo acquese “quod habetis in Ursaria vel
Ripalta”. Và però rilevato che il Dionisotti fa risalire la prima
notizia sull’esistenza di Orsara al 1014: in un diploma di Arrigo I
fra le terre donate dall’aleramico Ugone al monastero di Fruttuaria,
si nominano i beni posseduti in Orsingo (Orsara Bormida secondo il
Dionisotti) e Maleria (Molare). La Marca Aleramica fu istituita
da Berengario II re del Regno Italico, nell’anno 950, assieme alle
altre due Marche, la Arduinica e la Orbetenga, per tutelare i confini
del suo regno. La marca Arduinica (o di
Torino) si estendeva dal territorio piemontese (alto Piemonte) fino a
Ventimiglia. La marca Orbetenga (o di
Genova) partiva dalla Lombardia e comprendeva Tortona, Genova, e la
Ludigiana. La Marca Aleramica (o di
Savona) partiva dal Po, comprendeva tutto il Monferrato e giungeva, fino
alla fasci costiera compresa tra Savona e Albenga. Le tre Marche, attigue,
dislocate ai margini del Regno Italico, presero il nome dai tre
capostipiti Ardoino, Oberto, Aleramo ed erano, a loro volta, suddivise
in più Comitati. Va innanzitutto precisato, che
la Marca Aleramica fù suddivisa in tre Comitati: quello di Vado-Savona,
quello di Acqui, quello del Monferrato. Orsara apparteneva a
quest’ultimo Comitato; le sue vicende storiche sono quindi
strettamente legate alle sorti dei potenti Marchesi del Monferrato. Il Saletta, storico del
settecento, produsse una monumentale rassegna manoscritta di tutti i
paesi appartenenti al Marchesato del Monferrato. La descrizione di
Orsara inizia nel seguente modo:”Nelle parti di Monferrato, oltre
Tanaro, vi è la terra dell’Orsara tra li confini di Riualta, Streui,
Morsasco, Montaldo e Castelnuovo. Era questo luogo dell’Orsara uno di
quei feudi che anticamente li Marchesi Malaspina riconoscevano
dall’alto dominio e superiorità di Monferrato nelli modi e forme di
Morsasco, Grognardo e Cavatore e che dopo ne fù investita la famiglia
de li Conte Lodrone”. I Malaspina, probababilmente,
non furono i primi signori di Orsara. Infatti nella biografia di San
Guido (vescovo di Acqui dal 1034 al 1070), scritta dal Calceato nel
secolo XII, si legge che Guido, nobile di Melazzo, divenuto Vescovo, donò
alla sua chiesa molti beni e feudi, appartenenti alla sua famiglia. Tra
questi ultimi, troviamo Orsara. I marchesi Malaspina, (potente
famiglia di origine genovese, già signori della Lunigiana), furono
feudatari di Orsara. Vennero ricordati con riconoscenza da Dante, nella
Divina Commedia, per l’ospitalità che gli diedero durante il suo
esilio. Il primo Marchese malaspina che resse il feudo di Orsara fu
Federico del quale non si conoscono con esattezza né la data di
nascita, né quella di morte, che avvenne sicuramente poco prima del
1266. Il colonnello Giovanni Battista
di Lodrone, originario del Tirolo, nato intorno al 1485 da nobile
famiglia, avviato giovanissimo alla carriera delle armi, fu comandante
di parecchie compagnie di Alemanni. Nel 1522 accorse in difesa di
Alessandria attaccata dai Francesi e, forte del suo esercito formato da
2000 Lanzichenecchi e altrettanti soldati Italiani, partecipò a
numerose altre imprese militari al servizio dell’imperatore Carlo V e
poi di suo figlio Massimiliano II. Prima di parlare dei Conti
Ferrari, ci pare opportuno fermarci sul fatto di sangue avvenuto nella
masseria “La Lodrona”. L’illustre storico acquese
dell’ottocento Guido Biorci, a proposito dell’accaduto, scrisse:
“… un marchese Lodrone, signore di Orsara…. fu trucidato alla
cassina Lodrona dai suoi stessi sudditi stanchi dei suoi eccessi; sorte
che toccò pur anche ad altri prepotenti suoi pari.” Il Biorci diede credito alla
tradizione orale locale, che vuole il Conte ucciso a colpi di zappa
dagli Orsaresi, stanchi delle sue inquità e sepolto sotto un mucchio di
sassi. Altri scrissero che il Lodrone fu trucidato per le sue
“oscenità e nefandezze” adombrando l’ipotesi di una
rivolta popolare contro lo Ius primae noctis esercitato dal feudatario. In effetti, dunque, un Giovanni
Battista Lodrone morì di morte violenta alla Lodrona il 28 gennaio
1621, trafitto da 15 coltellate; gli esecutori del delitto sono ignoti.
E’ certo però, che l’omicidio non fu opera dei contadini orsaresi,
in quanto la discendenza legittima si era estinta nel 1597 e dal 1598
nuovi signori di Orsara erano i conti Ferrari. I FERRARI
CONTI DI ORSARA E MARCHESI DI CASTELNUOVO I conti Ferrari saranno gli
ultimi signori di Orsara. Ottennero l’investitura nel 1598, la
mantennero fino alla fine del feudalesimo, rimasero proprietari del
castello fino al 1922, dopo di che, venne venduto al marchese Cesare
Staglieno, patrizio genovese. Gli Staglieno lo cedettero ai Capo,
provenienti dall’Argentina. Gli attuali proprietari, i Remondini, lo
acquistarono da questi ultimi nel 1951.
Il castello è tuttora abitato ed è possibile visitarlo.
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